Il viaggio nel tempo è, credo, assieme al volo, uno dei sogni più arditi e condivisi dall’umanità, ed al tempo stesso il solo che – per il momento – ci è precluso. A me piace credere, o illudermi a seconda dei punti di vista, che esso non rimanga tale per sempre. Se fino a poche decadi fa avremmo ritenuto i viaggi nello spazio eventi impossibili, considerandoli materiale buono solo per gli scrittori di fantascienza, mentre oggi possiamo trionfalmente asserire il contrario, ed al pari dei viaggi nello spazio tutta una serie di invenzioni il cui solo pensarle sarebbe apparso un tempo assurdo, non vedo perché il viaggio nel tempo dovrebbe fare eccezione. Forse, data la sua particolarità, costituisce davvero un eccezione; e tuttavia, niente e nessuno ci impedisce di fantasticarvi, di crogiolarci beatamente nella tenera illusione che forse, al pari di tutte le straordinarie assurdità cui oggi usufruiamo largamente, un giorno potremo organizzare le nostre vacanze in qualche remota località di qualche epoca dimenticata fra le spesse pagine della storia. Ma se per un verso è vero che, concretamente parlando, i viaggi nel tempo appartengono alla dimensione infinitamente più ampia e variegata della fantasia, illimitata e senza vincoli di sorta, è pur vero in senso più ampio è sempre possibile viaggiare nel passato mediante tutta una serie di sistemi e mezzi alla portata di tutti quanti, dei quali tuttavia spesso ci dimentichiamo. Nello splendido romanzo di Herbert G. Wells, La macchina del tempo, scritto nel 1899, il protagonista giunge con la sua macchina temporale in un lontanissimo tempo futuro (circa un milione di anni lontano dal proprio) dove, credendo di incontrare una civiltà super evoluta e completamente tecnolocizzata, si ritrova invece a che fare con un popolo ingenuo, semi primitivo e profondamente limitato, privo di qualsiasi coscienza del passato e di ambizioni per il futuro: un popolo bambino, abituato ad avere ciò di cui necessita sempre pronto a portata di mano, in uno stato idilliaco di perenne giovinezza e bellezza ma privo di alcuna coscienza di sé stesso. Ad un primo momento di ovvia delusione però, una volta scoperta la reale natura di quel particolarissimo stato di cose, e trovato, assieme alla dolcissima Weena da lui salvata da morte certa, il viaggiatore del tempo riesce a porre rimedio alla situazione vigente scrivendo una nuova, inaspettata pagina di quella storia che pareva già irrimediabilmente compiuta. Ciò che colpisce nella storia, al di là delle strabilianti avventure del viaggiatore del tempo, è la straordinaria lucidità con cui egli, una volta giunto nel nuovo mondo, realizza che forse non era necessaria una macchina per viaggiare attraverso il tempo. Tutti possiamo farlo, ciascuno può spostarsi liberamente avanti ed indietro nel tempo a proprio piacimento: possiamo viaggiare nel passato attraverso i ricordi, e spingerci con imprudente audacia nel futuro cavalcando i sogni. E se i sogni ci proiettano nella dimensione del non ancora accaduto e del poter essere ancora tutto possibile, per l’altro i ricordi, la memoria, ci dicono chi siamo e perché siamo, come siamo arrivati fin qui, al punto esatto in cui adesso ci troviamo e cosa ci ha condotto. La memoria del tempo e della storia è un tesoro di inestimabile valore, e che troppo spesso diamo per scontato, e coloro che ne hanno scritto le pagine più importanti come se non fossero mai esisti. Per noi, uomini del tempo del digitale, abituati ad avere tutto e subito a portata di mano senza eccessive fatiche (un po’ come il popolo Eloi del futuro descritto da Wells), il passato è una terra lontana a noi sconosciuta, qualcosa di irrimediabilmente accaduto rispetto al quale noi non abbiamo nessuna colpa o responsabilità e verso il quale non sentiamo, se non sottilissimo ed indiretto, alcun legame. Il tempo è uno spazio irreversibile, ciò che è accaduto non può essere cancellato o modificato, e perciò spesso non vediamo alcun vantaggio concreto nel serbarne memoria. Ma la verità è che la memoria è propriamente ciò di cui siamo fatti, la materia plasmante la nostra essenza, ciò in virtù della quale siamo quello che siamo; e gli uomini e le donne del passato, con il loro breve passaggio su questo mondo, autori di piccole tracce che passo dopo passo, impronta dopo impronta, hanno condotto l’umanità laddove ora essa si trova, in quest’epoca a metà fra la più severa autorevolezza scientifica e la frivolezza ingenua di un’eterna fanciullezza. Ma la memoria dell’uomo è fragile, imperfetta, spesso alterata da sentimenti, passioni ed esperienze personali. Ed è compito primario di storici, scienziati e filosofi tentare di tenere uniti tutti i singoli tasselli di questo complesso mosaico affinché l’immagine originaria risulti, nei limiti del possibile, nuovamente autentica e chiara. E quale miglior luogo esprime l’essenza di questa ardua impresa di ricognizione del passato se non il museo? Ed in particolare il Museo di Storia Naturale dove, tra fossili e mummie, giardini maestosi ricchi di pregiatissime piante, minerali provenienti da luoghi lontani, ed utensili, piccole grandi invenzioni quotidiane e spettacolari ricostruzioni di epoche andate, è possibile ripercorrere tappa per tappa il lungo e tortuoso cammino dell’uomo per giungere fin qua? Fra le sue numerose ricchezze artistiche e culturali, Firenze possiede fra i gioielli della sua corona anche uno straordinario Museo di Storia Naturale, all’interno del quale sono contenute e custodite splendide collezioni narranti la nostra storia: la storia dell’uomo e della sua eterna lotta per la sopravvivenza in una natura che «madre di parte è di voler matrigna». Fondato il 1 dicembre del 1545, su esplicito desiderio di Cosimo I dei Medici, sull’onda dell’irrefrenabile impulso propriamente rinascimentale di dar vita all’arte in tutte le sue sfumature e varianti possibili, e di coniugare i vari aspetti dell’esecuzione artistica alla scienza ed alla storia, con il suo quasi mezzo millennio di vita ed oltre dieci milioni di esemplari il Museo di Storia Naturale è a tutt’oggi il più importante museo naturalistico d’Italia, fra i primi a livello internazionale. Visitato quotidianamente da eserciti interi di turisti provenienti da tutte le parti del mondo, ricercatori e studiosi da varie università europee ed extra europee, scolaresche, e semplici amatori che desiderano immergersi nelle meraviglie delle Scienze Naturali per ripercorrere passo dopo passo la sua incredibile storia, e tentare magari di cogliere il significato intrinseco che questo gran calderone di eventi ed elementi così apparentemente dispersivi possiede, il Museo persegue con successo la sua antica missione di raccontare  la nostra storia svelandone tutte le meraviglie più occulte rimaste a lungo tempo celate fra le spesse pieghe del tempo. Con sede centrale in via Giorgio La Pira, al cui interno vi è il plesso universitario della Facoltà di Scienze Naturali, il Museo è organizzato in otto sezioni sparse in varie parti della città – un po’ come i petali di un fiore raro strappati dal vento dei secoli, o come i frammenti effimeri di un antico villaggio che necessitato di essere riassemblati per poter raccontare la storia di coloro che vissero le sue vicende sepolte dal tempo. Il Museo comprende la sezione di Antropologia ed Etnologia, vero e proprio cuore pulsante della storia del genere umano in tutte le sue infinite sfaccettature; le sezioni di Botanica, Geologia, Mineralogia, Litologia e Chimica, contornati dalla magia floreale del Giardino Botanico, o Giardino de’ Semplici, le cui collezioni narrano come  e perché alle vicende propriamente umane sia impossibile separare le altrettanto intricate vicende che scandirono per secoli interi la storia del nostro pianeta e del nostro ambiente, entrambi ancora e per sempre in perpetua trasformazioni, e quanto essi, l’uomo e la Terra, siano strettamente dipendenti l’uno dall’altra, in un rapporto originariamente intimo ed armonico che oggi abbiamo in buona parte dimenticato; le sezioni di Paleontologia e Zoologia (quest’ultimo avente sua sede nel museo de La Specola, nella quale è presente anche una ricchissima stanza di scheletri e fossili provenienti da ogni parte del mondo e da ogni epoca), per poter apprendere o capire un po’ meglio la vita di creature fantastiche che da sempre ricoprono una ruolo cruciale nell’immaginario comune, ed ancora in larga parte avvolti da un fitto mistero; ed ultima, ma non ultima, la sezione di Biomedica, forse la più affascinante di tutti, custode e narrante delle vicende a tratti mitiche della storia della medicina, delle scoperte e dei metodi che nel tempo hanno affinato sempre più l’arte medica, e degli uomini che si sono immolati – non senza difficoltà – nella comune missione che ha come proprio obbiettivo la salute ed il benessere dell’uomo. Il Museo promuove inoltre una vastissima gamma di eventi, attività e spettacoli per tutti i gusti e le età, in quella che è sempre e comunque, sempre cavalcando l’onda mai smorzata dello spirito rinascimentale che plasma nel profondo la città di Firenze, la diffusione della cultura, di tutti i suoi possibili o imprevisti sbocchi, volgendo con particolare attenzione e sensibilità lo sguardo in direzione del futuro, in ciò che esso prospetta ed ancora ci tiene celato. Come una macchina del tempo quindi, immensa e superba, il Museo di Storia Naturale rende possibile quel viaggio a ritroso nel tempo facendoci partecipi di un’avventura straordinaria che non possiede uguali, e che ancora – anche se non ce ne accorgiamo quasi mai – è tutt’ora in corso, e della quale noi siamo i suoi arditi attori. Grazie all’opera multiforme offerta dal Museo di Storia Naturale possiamo immergerci in mondi sperduti così diversi dal nostro, toccare con mano un passato a noi così lontano divenuto di colpo presenza sotto i nostri sensi, e rivivere, ricorrendo alla nostra fantasia immensa che rende possibile l’impossibile, istante per istante gli antichi frangenti che si collocano all’alba della nostra storia, le emozioni, e le paure, ed i presentimenti che albergarono nel cuore degli uomini abitatori di un mondo loro oscuro e misterioso, e forse (a me piace pensarlo) comprendere un po’ di più del nebuloso progetto che si colloca al di là dei nostri sguardi nella dimensione del tempo avvenire, una pagina immacolata della nostra storia ancora tutta da scrivere e che in ogni momento possiamo provare a migliorare.