Quante volte nelle nostre città assistiamo a scene alle quali non vorremmo assistere – o meglio, situazioni di fronte alle quali pagheremo piuttosto che esserne testimoni?

Situazioni che il solo vederle, o anche solo pensarle, sono in grado da sole di rovinarci la giornata, lasciandoci impressa addosso amarezza e frustrazione che trovano voce in un’imprecazione soffocata?

Strade dissestate, cantieri che non procedono con lavori, strade interrotte che restano interrotte più di quanto non sia necessario (e sopportabile), oscenità stradali ed urbane di ogni genere, colore e sfumatura che, con una qual certa rassegnazione a noi intrinseca, ci inducono quel fastidioso e radicato pensiero che in fondo in Italia le cose funzionano così, come una specie di tradizione o retaggio culturale.

E quante volte, di fronte a questi scempi a cielo aperto, abbiamo avuto la tentazione di replicare, di lanciare un grido di sdegno?

Spesso – e lo ammetto candidamente, seppur non senza un certo sconforto – a prevalere è l’indifferenza: un’indifferenza figlia non di un’autentica mancanza di interesse, ma derivante piuttosto da una saturazione di problemi e difficoltà quotidiane che ci portano naturalmente, ed ovviamente, a dare la precedenza a questioni che ci riguardano più da vicino e strettamente piuttosto che ad altre. In fondo, si dice, qualcun altro ci penserà, coloro che hanno il dovere di occuparsi di quelle date cose; coloro che, sinteticamente, chiamiamo addetti ai lavori, siano essi semplici manovali, o titolari di imprese, o assessori, o altri membri della politica. Pensieri legittimi, naturali, e tuttavia profondamente sbagliati.

La mia domanda è: loro chi?

Chi se ne deve occupare?

Se è vero (ed è vero) che viviamo nel paese che per eccellenza osserva fedelmente l’antico motto del non fare oggi quello che un altro potrebbe fare domani (o dopodomani, o in data da definire), davvero crediamo che coloro che dovrebbero occuparsi di manutenzione, regolarità dei lavori ed agibilità stradale ed urbanistica, possono davvero interessarsi a problemi ad essi relativi? Problemi che per giunta non intaccano le loro esistenze, né le sfiorano da lontano, quasi vivessero in un altro pianeta, come in effetti, sotto un cero punto di vista, è?

Loro chi?

Quelli che siedono comodamente dietro una poltrona tutto il giorno firmando permessi, autorizzazioni e concessioni delle quali sono i primi a non avere coscienza alcuna?

Quelli che, dall’alto del loro Olimpo burocratico, sono a stento a conoscenza dell’esistenza di una città necessitante di una gestione continua e costante, una città che va e necessita di andare avanti con o senza burocrazia?

Siamo noi, noi cittadini, quelli che vivono quotidianamente la città e conoscono i suoi problemi e le sue esigenze, come conosciamo i nostri, a dovercene anzitutto interessare, ed impegnarci affinché essa si mantenga in condizioni decenti, vivibili. Se aspettiamo che siano sempre gli altri a fare la prima mossa, a prendere la prima decisione, non vedremo mai nessun risultato; e senza risultati, senza azioni e senza interventi, le cose non cambieranno mai.

Le cose non possono cambiare se nessuno fa nulla per cambiarle. L’inerzia, l’indifferenza e, soprattutto, la rassegnazione, costituiscono l’orrido cemento edificante il castello osceno della stagnazione, all’interno del quale altro non trova spazio se non il perpetuarsi degli errori e dell’instabilità che rendono questo paese così profondamente, e vergognosamente, retrogrado, fermo su vecchi principi feudali che fatichiamo tanto ad abbattere.

Per nostra fortuna, per cento persone che voltano lo sguardo dall’altra parte blaterando vane illusioni sulla prontezza degli interventi volti a migliorare le cose, ve ne sono altrettante che si impuntano con ostinata impertinenza impegnandosi attivamente a migliorare di persona le cose, che siano reclami o interventi concreti veri e propri.

Ci basti pensare in tal senso agli attivisti veneti No TAV che quotidianamente si impegnano per far valere i loro diritti, o, più semplicemente, a quelle zone difficili del sud Italia sommerse dal problema dei rifiuti che anziché aspettare l’intervento delle istituzioni si sono armati di ramazza e buona volontà pulendo personalmente strade e quartieri.

È da queste “piccole” cose che si vede la volontà di cambiamento; e state pur certi che la volontà, se c’è, anche se i tempi sono lenti, porterà sempre risultati dei quali un giorno poter essere fieri. L’APP Segnalazioni nasce esattamente con l’intento di avvicinare i cittadini ai problemi della città, risvegliare il loro interesse per essa, e far sì che possano collaborare attivamente affinché vengano presi provvedimenti. Il suo funzionamento è semplicissimo, perfino banale.

L’APP, dotata di un localizzatore GPS, individua la posizione di chiunque in qualsiasi luogo vi troviate, risolvendo così a priori il problema di sapere o capire dove ci si trova esattamente. Negli spazi che troverete, in forma anche anonima se volete, potrete scrivere il tipo di problema in cui vi siete imbattuti e, volendo, anche allegare una foto.

Gli amministratori, ricevuta la segnalazione e localizzata la zona in cui vi trovate, provvederanno immediatamente a passare l’informazione al comune di riferimento che, auspichiamo, prenderà i dovuti provvedimenti in tempi che speriamo siano il più brevi possibile. Il servizio offerto ha lo scopo di avvicinare i cittadini alla città e far sì che possano contribuire attivamente alle sue quotidiane problematiche, e comunicare agli organi competenti tutte le segnalazioni ricevute.

Ovviamente, e purtroppo, il servizio non può garantire che eventuali provvedimenti vengano effettivamente presi; ma, ripetiamo, il cambiamento procede sempre a piccoli, piccolissimi passi, e ciò che conta davvero è che qualcuno cominci questo lungo e tortuoso cammino.

Perché se una singola voce è poco più che un sussurro impercettibile nel sordo frastuono dell’indifferenza, un coro di voci possono, con volontà e pazienza, infrangere quel muro di gomma contro il quale ci ritroviamo spesso a sbattere, e spalancare finalmente le porte del cambiamento che conducono al palazzo dell’innovazione.