Riportiamo qui di seguito l’articolo di oggi del Corriere della Sera in merito alla notevole frequenza di furti di biciclette a Milano. Un fenomeno che non riguarda solo il capoluogo Lombardo ma molte delle medie e grandi città italiane e al quale si riesce ad opporsi con difficoltà.

Una risposta viene da Orange Button con la procedura “Anagrafe delle Biciclette” che offre vari sistemi tecnologici e la possibilità di istituire un Registro Comunale delle Biciclette utili a ostacolare il proliferare dei furti

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“L’ultima razzia l’hanno sventata i carabinieri, alle sei del mattino di giovedì, in una ditta di logistica a Settala, hinterland est della città. Un furgone carico di pezzi pregiati, cento modelli ultraleggeri da corsa, attrezzati con le più recenti dotazioni tecnologiche per un valore complessivo di 300 mila euro, recuperato dai carabinieri di San Donato Milanese prima che i malviventi – scappati nei campi – riuscissero a portarlo via. Ma è una delle rare buone notizie a fronte di un fenomeno, quello dei furti di biciclette, che sembra inarrestabile. Dati ufficiali non ce ne sono, anche perché molti rinunciano alla condizione necessaria per il recupero del maltolto: fare denuncia (un’indagine della Federazione amici della bicicletta rivela che, a Milano, solo il 21% si rivolge alle forze dell’ordine, mentre in tutta Italia sparisce una bici ogni 90 secondi). Ma secondo gli addetti ai lavori, i ciclofili e fonti dei vigili, la stima più attendibile è di 50 casi al giorno in città. Quindi 18 mila all’anno.

La Squadra contrasto bici rubate della polizia locale, creata alla fine di marzo, nell’arco di sette mesi ha arrestato cinque persone, ne ha denunciate a piede libero 84, di cui la metà per ricettazione, e 8 per incauto acquisto. Sono state sequestrate 70 bici, delle quali 34 restituite ai proprietari, per un valore di più di 11 mila euro. Ma la piaga resta aperta. Tra i ciclisti c’è chi parte rassegnato al furto e compra bici a basso costo, chi ricorre all’ingegno, come l’operaio che l’altro giorno, dimenticatosi il lucchetto, ha appeso la bici alla gru in piazzetta Reale (foto che ha spopolato sul sito del Corriere ), e chi chiede aiuto alla tecnologia. L’ultimo ritrovato è il rilevatore di posizione per le due ruote dotato di sistema di localizzazione Gps. Grande poco più di un bottone, si nasconde sotto il sellino o nel telaio. È un dispositivo di tracciamento che può costare anche più di cento euro (viene venduto con abbonamento anche dalle compagnie telefoniche) e che, quando la bici viene mossa, recepisce le vibrazioni causate dal movimento e invia un sms al proprietario. Segnala eventuali spostamenti e la posizione del mezzo. E se non bastassero lucchetto e Gps, ci si può cautelare con l’assicurazione. Lo fanno alcune ditte produttrici di lucchetti, per esempio.

Poi ci sono i social network. La pagina Facebook «Bici rubate e ritrovate a Milano», aperta a metà maggio dalla polizia locale, è un punto di riferimento per chi spera di ritrovare il proprio mezzo. Fondamentale, però, fotografare la bicicletta, segnare il telaio con una sorta di targa e presentare denuncia alle forze dell’ordine. Tra chi si è organizzato c’è il gruppo di cittadini che, nel 2015, ha fondato una comunità su Facebook («Bici rubate a Milano: segnalazioni e avvistamenti») con l’obiettivo di aiutarsi a vicenda a recuperare le proprie due ruote (e che conta oltre 1.800 iscritti). Oppure i giovani di «The Submarine», un servizio di informazione nato nella primavera del 2016 all’Università Statale: partendo dalla cronologia dei post pubblicati sulla pagina Facebook, gli studenti hanno creato una mappa con le zone più colpite, identificando le aree più «calde» ai Navigli e al quartiere Isola, seguiti da Porta Romana, Città Studi e Parco Sempione all’Arco della Pace. Ma in realtà, non c’è quartiere davvero esente. L’analisi di «The Submarine», infatti, ha rivelato che i furti sono frequenti non solo in zona Duomo-San Babila «ma anche in periferia, come a Turro, Gorla, Affori e fuori città, soprattutto a Monza, Rho e Lodi».

Allargando lo sguardo appaiono altre aree a rischio: via Botta, via privata Sartirana, piazzetta Pattari, piazza Guardi, piazza dei Volontari, piazza Leonardo Da Vinci, piazza Sant’Eustorgio, il giardino Vincenzo Muccioli e i dintorni della stazione Garibaldi Fs. E poi c’è la rete informativa sul mercato clandestino, quello delle biciclette rubate e rivendute ai Navigli, al Parco Baden Powell, a Romolo, ai mercatini di San Donato e di Cascina Gobba e nelle piazze Cantore, Tirana, Cuoco.”

(Fonte: Corriere della Sera)