Abiti sempre più personalizzati, tecnologie connesse indossabili e manifattura additiva (si fabbrica un prodotto strato su strato). Sono queste le tre tendenze hi-tech della moda del futuro. La produzione cambierà radicalmente anche grazie ai body scanner, che permetteranno a chiunque di creare i propri capi su misura in negozio e da casa per gli acquisti sul web. Anche il fast fashion, la moda «rapida», offrirà ai clienti la possibilità di personalizzare i propri vestiti. H&M sta collaborando con Google al progetto Data Dress, un sistema basato su un’applicazione Android che acquisisce i dati e le abitudini di un utente e disegna una serie di accessori e capi personalizzati.
Lo strumento Snapshot di Google, infatti, consente di monitorare l’attività fisica e lo stile di vita di una persona. Raccoglie informazioni sui luoghi vistati, sui tipi di attività svolte e persino sul meteo. Portando con sé il telefono per una settimana, l’app impara tutto quello che c’è da sapere sul lifestyle. In seguito viene creato un vestito personalizzato in tutto, dai materiali alla forma e ai colori, che potrà essere acquistato.
«La moda è uno dei settori più refrattari all’ hi-tech del made in Italy, ma ora le nuove tecnologie la stanno iniziando a cambiare», commenta Alba Cappellieri, presidentessa del corso di laurea in Design della moda al Politecnico di Milano. È il caso dello sport e dell’ active wear: materiali innovativi coniugati a sensori intelligenti per il controllo dell’ attività personale, inseriti in capi di abbigliamento e calzature. «La moda diventerà una cosa utile», dice Cappellieri.
Cambieranno anche i negozi, che non dovranno più occuparsi di magazzino e invenduto. «Basta un angolo con tecnologie 3D – dice Andrey Golub, fondatore della startup Else Corp, che garantisce ai marchi un sistema basato sulla realtà virtuale per creare capi e accessori personalizzati -. Offriamo una piattaforma speciale per realizzare il negozio virtuale. Parte dal design del prodotto in 3D e dal prototipo industriale, per arrivare alla produzione su misura».
Secondo i dati dell’ Osservatorio eCommerce B2c Netcomm-Politecnico di Milano, cambierà pure la distribuzione: il mercato delle vendite online nel settore ha superato nel 2016 gli 1,8 miliardi di euro, con una crescita del 25% rispetto all’ anno precedente. Non a caso crescono le startup italiane del settore, sulle quali business angel e fondi di venture capital hanno investito oltre 7 milioni di euro nel 2016.
A ricevere il finanziamento maggiore (3 milioni) è stata Lanieri, che ha portato la vendita online di abbigliamento maschile su misura nell’ azienda storica del settore tessile Reda. Così come ha fatto Carlo Cavaciocchi, manager esperto nella moda e nell’ It, che attraverso la società da lui fondata Opera ha acquisito, tra l’ altro, la licenza della storica Keys, trasformandosi in azienda all’ avanguardia nella produzione di calzature per conto terzi. La startup innovativa Opera è nata nel 2015 con un primo investimento di un milione di euro ed è arrivata, dichiara il sito, a produrre in sei mesi 70 mila paia di scarpe, con un fatturato di 2,3 milioni.
«La maggior parte delle aziende progetta le calzature a mano, noi abbiamo digitalizzato il processo e i macchinari – dice Cavaciocchi -. Siamo nella fascia media di mercato e abbiamo bisogno di industrializzare i nostri prodotti, ma con l’ intenzione di riportare la qualità». Puntando su ricerca e sviluppo: «Siamo una fabbrica di prototipi – prosegue – il consumatore cerca capi sempre più innovativi, in particolare nelle calzature. Non studiamo solo nuove soluzioni produttive, ma anche materiali, design e comfort».
Anche la manifattura additiva e la stampa 3D sono entrate a pieno titolo nel settore. Grazie alla possibilità di realizzare forme senza vincoli nelle geometrie, al contrario di lavorazioni tradizionali come stampi a iniezione o fresature dal pieno, con la stampa 3D si possono creare prodotti nuovi e personalizzati.

«È il caso dei tacchi di Alexandra Alberta Chiolo – dice Marco Zappia, fondatore di 3Doers, startup che si occupa di stampa tridimensionale per le imprese – che può realizzare delle geometrie difficili, modellarle a computer e poi stamparne i prototipi in 3D. Per la produzione di pezzi del genere usiamo stampi morbidi in silicone, che permettono di mantenere le forme particolari della stampa 3D».

 L’impresa innovativa ha anche un accordo con Ramponi, per cui realizza prototipi di borchie. «Il sistema consente anche un risparmio – dice Zappia – . Se devo produrre pochi pezzi non dovrò ricorrere a stampi, il cui investimento iniziale incide molto e viene ammortizzato dopo migliaia di pezzi».

(Fonte: Giulia Cimpanelli per “CorrierEconomia – Corriere della Sera”)